Ciancimino, rivelazioni eclatanti
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La deposizione di Massimo Ciancimino al processo a carico di Mori ed Obinu.Rivelazioni eclatanti. (Angelo Ruoppolo)

 

Aula bunker del carcere Ucciardone a Palermo. Massimo Ciancimino. Seconda giornata della deposizione al processo a carico degli Ufficiali dell’Arma, Mario Mori e Mauro Obinu, imputati di favoreggiamento alla mafia per il mancato blitz a Mezzojuso, il 30 ottobre del 95, in un covo dove si sarebbe nascosto Bernardo Provenzano. Ciancimino ricorda e cita il padre Vito: ‘’ mio padre mi disse di avere informato i Carabinieri che se si voleva catturare Riina si doveva utilizzare Provenzano. Dopo la strage contro il giudice Borsellino, la trattativa, gia’ avviata con i Carabinieri del Ros dopo la strage Falcone, cambio’ interlocutori e oggetto. Infatti, l'uccisione di Borsellino convinse mio padre che con Riina non si poteva trattare. Quindi riprese i contatti con i Carabinieri e l’oggetto della trattativa non fu piu’ la resa dei latitanti di mafia ma l’arresto di Riina tramite Provenzano. Ecco perche’ i Carabinieri non ipotizzarono nemmeno la cattura di Provenzano, perche’ sapevano che grazie a lui sarebbero arrivati all'arresto di Riina. In cambio del suo contributo per la cattura di Riina, Provenzano ottenne una sorta di impunita’. Mio padre spiego’ ai Carabinieri che l'unica persona che poteva imprimere una rotta nuova alla strategia di Cosa nostra e far cessare le stragi era Provenzano e per questo doveva rimanere libero. Il capitano De Donno consegno’ a mio padre delle mappe di Palermo e lui le diede a Provenzano che poi le restitui’. Poi mio padre fu arrestato ed allora sono stato io a consegnare ai Carabinieri le mappe con l’indicazione del covo di Riina. La mancata perquisizione del covo di Riina, dopo l'arresto, fu concordata tra mio padre e Provenzano e fu comunicata ai Carabinieri. Era uno dei punti dell’accordo. Dopo il suo arresto, a dicembre del 92, mio padre si convinse che i Carabinieri l'avevano tradito e che avevano un nuovo interlocutore, probabilmente con l'avallo di Provenzano. Anni dopo mio padre mi rivelo’ che, secondo lui, il nuovo referente istituzionale, sia della mafia che dei soggetti che avevano condotto la trattativa, fosse Marcello Dell' Utri. Ed il tutto nell’ambito di una nuova entita’ politica capace di contrastare l’avanzata della Rete e della Lega, non disperdendo il patrimonio elettorale della Dc. Mio padre in cambio del suo ruolo di intermediario tra Stato e mafia chiedeva la garanzia della salvezza del proprio patrimonio, gia’ sotto sequestro, ed ecco perche’ riteneva essenziale il coinvolgimento nella trattativa di Luciano Violante''. Poi ancora: ‘’ nonostante che la cassaforte in cui tenevo i pizzini di Provenzano ed il papello fosse in evidenza, nella mia abitazione, i Carabinieri, venuti nel 2005 a fare una perquisizione dopo avermi notificato un avviso di garanzia, non l'aprirono. Io ho suggerito ai Carabinieri la presenza della cassaforte che, pero’, non fu toccata. Successivamente, nel maggio del 2006, un agente dei Servizi mi riferi’ che stavano per arrestarmi e mi invito’ a portare i documenti all'estero. E cosi’ tutto il materiale fini’ in un istituto bancario svizzero. Solo recentemente ne sono tornato in possesso e l’ ho consegnato ai magistrati. Mio padre mi disse che un personaggio avrebbe spinto Toto’ Riina a proseguire nella strategia delle stragi. Un ignoto suggeritore, il grande architetto, ed anche Provenzano in un pizzino scritto a mio padre fa riferimento alle pressioni subite da Riina. Ancora mio padre mi ha detto, ed a lui lo ha detto Provenzano, che Marcello Dell'Utri e Bernardo Provenzano avevano rapporti diretti, e Provenzano, come testimoniato da un pizzino, avrebbe parlato a Dell’Utri di un provvedimento di amnistia caldeggiato da mio padre’’. Nel pizzino Provenzano scrive a Vito Ciancimino : "mi e’ stato detto dal nostro senatore e dal nostro presidente - e secondo Massimo Ciancimino sarebbero Dell'Utri e Cuffaro - che spingeranno la soluzione delle sue sofferenze’’. Nel pizzino Provenzano si riferisce anche ad un avvocato, che secondo Massimo Ciancimino sarebbe l'avvocato Nino Mormino, poi eletto alla Camera con Forza Italia. (02.02.2010)

 
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