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“Duty Free”, 24 richieste di giudizio

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Il 10 dicembre 2015 Andrea Maggioni è stato il magistrato in servizio alla Procura della Repubblica di Agrigento che ha firmato, poi controfirmati dal Gip del Tribunale, Francesco Provenzano, gli ordini di arresto eseguiti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta Duty Free, dall’inglese “liberi dal dazio”, quindi nel caso specifico “esentati dal pagamento”, “affrancati dagli oneri fiscali”. Adesso Maggioni, del Dipartimento reati economici coordinato dall’aggiunto Ignazio Fonzo, firma e rivolge al Tribunale la richiesta di rinvio a giudizio di 24 ex indagati da oggi imputati. La prima udienza preliminare è in calendario il prossimo 24 febbraio, e il giudice per le udienze preliminari, Giuseppe Miceli, valuterà se sia necessario l’approfondimento dibattimentale, quindi il processo, ed eventuali richieste di giudizio alternative all’ordinario. Le indagini, intraprese nel 2013, ruoterebbero intorno a episodi di corruzione e di falso perpetrati nell’ambito dell’Agenzia delle Entrate. 15 sono state complessivamente le misure cautelari : 4 in carcere, 7 ai domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico, 2 con obbligo di presentazione ai Carabinieri, e 2 con il divieto temporaneo di esercizio della professione medica. E un’altra decina di persone sono state indagate a piede libero. Tra i reati contestati, a vario titolo, vi sono corruzione e falso materiale e ideologico compiuto da pubblico ufficiale. In sintesi, secondo la Procura e la Guardia di Finanza di Agrigento, con la complicità dei funzionari e dei dirigenti dell’Agenzia delle Entrate, che avrebbero accettato promesse di denaro o altre utilità, sarebbero stati annullati avvisi di accertamento fiscali anche per centinaia di migliaia di euro. Il Tribunale del Riesame, nel corso del tempo, ha riformato o del tutto annullato parecchie misure cautelari a carico degli indagati. Ad esempio, per il patron di Girgenti Acque, Marco Campione, e per il direttore dell’ Agenzia delle Entrate, Pietro Pasquale Leto, scarcerati dai domiciliari dopo l’annullamento dell’arresto, i giudici del Tribunale della Libertà, come confermato poi dalla Cassazione su ricorso della Procura, hanno rilevato e scritto che “in maniera inconfutabile emerge l’assoluta mancanza del nesso causale tra l’accertamento eseguito dall’Agenzia delle Entrate e il presunto vantaggio al presidente di Girgenti Acque, Marco Campione. Ecco perché non regge il presunto pactum sceleris, il patto corruttivo, secondo cui il direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pasquale Leto, ha accettato la promessa da parte del presidente della Girgenti Acque, Campione, di assumere a tempo indeterminato la figlia, Francesca Leto, in cambio dell’accesso a informazioni riservate e altre ‘cortesie’ fiscali”. A ciò, a dovere di cronaca, è doveroso aggiungere, tra i provvedimenti sostanziali, che il 5 aprile scorso la direzione generale dell’ Agenzia delle Entrate ha licenziato senza preavviso il dirigente dell’ufficio di Agrigento Vincenzo Tascarella, 62 anni, arrestato anche lui il 10 dicembre 2015.

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