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GdF sequestra a Giuseppe Burgio beni per 16,5 milioni di euro

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Nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta a carico dell’imprenditore agrigentino Giuseppe Burgio, 52 anni, arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 28 ottobre, ancora la Guardia di Finanza e la Procura di Agrigento hanno sequestrato 5 immobili della Ho.P.A.F. S.r.l, di cui 3 residenziali, tra uno a Palermo e 2 ad Agrigento, in via Minerva, dove ha risieduto Burgio, e poi altri 2 a destinazione commerciale, uno a Porto Empedocle, che è il Centro Le Rondini, e l’altro a Gela. Il loro valore è stimabile in oltre 16,5 milioni di euro. Secondo gli indaganti, tali immobili, oltre ad essere il frutto delle plurime ipotesi di bancarotta fraudolenta, sarebbero stati utilizzati per protrarre nel tempo le stesse condotte delittuose mediante la rappresentazione contabile di un valore sovrastimato rispetto a quello reale. Infatti, tramite false rappresentazioni contabili di tal genere, Giuseppe Burgio ed i suoi più stretti collaboratori sarebbero riusciti a procrastinare indebitamente la dichiarazione di fallimento di 4 società, di cui la più strutturata è la nota Centro distribuzioni alimentari Spa, con danni ai creditori per quasi 50 milioni di euro, e distrazioni direttamente imputabili a Giuseppe Burgio per oltre 13 milioni di euro. E la Guardia di Finanza sottolinea: “E ciò senza considerare l’enorme numero di lavoratori impiegati presso i numerosi centri commerciali che in tale contesto persero il proprio posto di lavoro a causa delle spregiudicate politiche aziendali e di bilancio del proprio datore di lavoro, il quale oltretutto notoriamente si vantava, già dall’inizio degli anni 2000, di avere intrapreso una forma di collaborazione con l’Autorità giudiziaria che in realtà, come in seguito fu giudizialmente dimostrato, è stata motivata proprio dal timore che le proprie società fossero sottoposte a misura di prevenzione patrimoniale dopo il primo arresto subito da Burgio, nel 1999, nell’ambito dell’operazione antimafia cosiddetta Grande Oriente.”

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