Le ex Province sprofondano sempre più nel caos. La costituzione dei Liberi consorzi comunali, attesa da oltre 3 anni, ha appena subito un rinvio, il terzo, al prossimo dicembre, quando si dovrebbe votare, e il condizionale è più che d’obbligo, per l’elezione indiretta dei vertici. Nel frattempo il 26 febbraio scorso sono scaduti i commissari straordinari attualmente in carica, e che reggono le redini dell’ordinaria amministrazione degli Enti locali soppressi solo sulla carta. Nonostante sia intervenuta la scadenza degli incarichi, il Governo regionale non ha ancora nominato i nuovi commissari o, quanto meno, non ha confermato gli attuali. Ciò aggrava le difficoltà a carico degli stessi Enti che, al momento, sono privi di un legale rappresentante capace di promuovere e sostenere iniziative di gestione. In principio, il voto per l’elezione dei Liberi Consorzi è stato previsto in calendario il 20 novembre del 2016, poi è stato rinviato al 26 febbraio del 2017, e poi la legge numero 2 del 26 gennaio 2017, votata dall’Assemblea regionale siciliana, ha prorogato il commissariamento degli Enti fino al 31 dicembre 2017. La riforma ha progettato sei Liberi Consorzi, al posto delle Province di Agrigento, Trapani, Enna, Caltanissetta, Ragusa e Siracusa, e poi tre Città Metropolitane : Palermo, Catania e Messina. A votare saranno solo i consiglieri comunali del comprensorio. Invece, a capo delle Città Metropolitane è nominato di diritto il sindaco del capoluogo, e poi saranno eletti i consigli. Ancora nel frattempo, Forza Italia e “Diventerà Bellissima” di Musumeci hanno presentato a Sala d’Ercole un disegno di legge che ripristina l’elezione diretta del presidente del Libero consorzio e dei consiglieri, e quindi, secondo tale proposta di legge, saranno i cittadini alle urne a scegliere direttamente i propri rappresentanti nel Libero consorzio comunale. L’ipotesi di ripristinare il voto diretto sarebbe condivisa trasversalmente e in modo ampio. Non è quindi da escludere che tale proposta di legge sia approvata prima del termine del 31 dicembre, stabilito per le elezioni.

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