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“Pizzo in busta paga”, invocato il processo

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Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, è stato scontato, secondo liturgia giudiziaria, che la Procura della Repubblica di Agrigento avrebbe invocato il rinvio a giudizio. E così è stato. Il pubblico ministero, Matteo Delpini, si presenta al cospetto del Tribunale di Agrigento affinchè siano sotto processo 10 imputati per presunti illeciti commessi nell’ambito della gestione di due cooperative a Licata, la “Libero Gabbiano” e la “Arcobaleno”. Magistrati e Guardia di Finanza, che ha sostenuto le indagini, ipotizzano il reato di estorsione a danno di alcuni dipendenti delle stesse cooperative. E le indagini sono state intraprese a seguito della denuncia di un ex dipendente, il 13 settembre 2013, e i reati contestati cavalcano il periodo tra il 2007 e il 2015. Dunque, il giudice per le udienze preliminari giudica preliminarmente Rosario Magliarisi, avvocato, 47 anni, di Ventimiglia e residente a Licata, amministratore di fatto delle cooperative sociali “Libero Gabbiano” e “Arcobaleno”, e poi Linda Modica, 49 anni, responsabile di fatto delle cooperative e addetta alla gestione economica e contabile dei rapporti con i lavoratori dipendenti. Poi Angelo Magliarisi, fratello di Rosario, 46 anni, di Licata e residente a Paternò, amministratore unico e rappresentante legale della “Arcobaleno”, e Carmela Di Blasi, madre dei due Magliarisi, 67 anni, amministratore unico e rappresentante legale della cooperativa sociale “Libero Gabbiano”. E poi Florinda Zagra, 37 anni, impiegata amministrativa addetta di fatto alla gestione economica, stretta collaboratrice di Linda Modica. E poi tre dipendenti delle cooperative, Maria Sciortino, 57 anni, Maria Galletto, 40 anni, e Angela La Rocca, 38 anni, e poi Giuseppe Incardona, 50 anni, fidanzato di Angela La Rocca, e poi Luciano Ballacchino, 39 anni, amministratore unico della cooperativa “Arcobaleno” dall’ottobre del 2014 al maggio 2015. I tre dipendenti, Sciortino, Galletto e La Rocca, e Incardona, rispondono solo di favoreggiamento personale, avendo tentato, con le loro dichiarazioni alla magistratura, di alleggerire la posizione dei datori di lavoro. Agli altri imputati si contesta di avere assunto personale pagando una cifra minore rispetto alla busta paga. I dipendenti, infatti, sarebbero stati costretti, dopo il prelievo dello stipendio, a restituire una somma eccedente. La Procura ha quantificato il valore complessivo della presunta estorsione in 210 mila euro.

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