Home»Cronaca»Lombardo e la mafia, “il fatto non sussiste”

Lombardo e la mafia, “il fatto non sussiste”

Pinterest Google+

Il catanese Raffaele Lombardo ha 66 anni di età. E nel 2014, quando ha subito la condanna in primo grado per concorso esterno alla mafia, si è ritirato dalla politica, cantando e guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’ nella sua casa agricola in campagna, a Grammichele. E la sua decisione all’esilio è stata ribadita anche alla vigilia della sentenza d’Appello: “Non rientro in politica, qualunque sia il verdetto”. E la Corte d’Appello di Catania lo ha assolto, “perché il fatto non sussiste”, dall’imputazione del concorso alla mafia, e lo ha condannato per voto di scambio, aggravato dal favoreggiamento alla mafia, a 2 anni di reclusione, pena sospesa, e 1400 euro di multa. L’ipotesi di reato del voto di scambio risale al 2008, quando Raffaele Lombardo si è candidato alla Presidenza della Regione. E adesso sarebbe intervenuta la prescrizione se i giudici non avessero contestato e riconosciuto l’aggravante del favoreggiamento alla mafia, descrivendo tale aggravante così: “Non con i caratteri dell’intimidazione, della violenza o dell’omertà (quindi non con il metodo mafioso), ma comunque per favorire o facilitare Cosa nostra”. La sentenza di assoluzione dall’accusa del concorso alla mafia ha determinato la revoca dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e della misura della libertà vigilata, che sono le condanne accessorie inflitte dal Tribunale, a conclusione del giudizio abbreviato, il 19 febbraio 2014, a fianco della sentenza di condanna a 6 anni e 8 mesi di carcere. La Corte d’Appello, presieduta da Tiziana Carruba, ha invece sospeso Lombardo dai pubblici uffici per la stessa durata della condanna inflitta, 2 anni, e lo ha sospeso dai diritti elettorali, quindi il voto e l’eleggibilità, per 7 anni. Le motivazioni della sentenza, così come secondo prassi, saranno depositate entro 90 giorni. Nel corso della requisitoria, la Procura Generale, rappresentata da Sabrina Gambino e da Agata Santonocito, ha invocato un aggravamento di 1 anno della condanna di primo grado, 7 anni e 8 mesi anziché 6 anni e 8 mesi. In primo grado, la giudice per le udienze preliminari, Marina Rizza, ha assolto Raffaele Lombardo dall’accusa di voto di scambio, in quanto ritenuto reato assorbito dal concorso esterno alla mafia. Raffaele Lombardo dopo la sentenza di secondo grado commenta: “ Per me è finito un incubo. Non ho mai avuto niente a che fare con la mafia e la sentenza di assoluzione dal concorso esterno, perché il fatto non sussiste, lo conferma. Leggeremo le motivazioni della sentenza e sono sicuro che riuscirò a dimostrare la mia innocenza anche per il reato elettorale. Ho dichiarato più volte durante il dibattimento, e lo ribadisco con una punta di immodestia, che nessun governo della Regione ha nuociuto agli interessi della mafia come quello che ho avuto l’onore di presiedere io. Sono contento, più che per me, per i miei familiari e per le persone a me vicine, a cominciare dai miei difensori che si sono battuti per me.” E Lombardo è difeso dagli avvocati Sergio Ziccone e Alessandro Benedetti, e Benedetti commenta: “Raffaele Lombardo non c’entra nulla con la mafia. Il giudice finalmente ha smontato le menzogne dei pentiti, noi abbiamo sempre sostenuto che lui non avesse alcun rapporto con ambienti malavitosi. Resta una condanna residuale per voto di scambio a 2 anni. Adesso attendiamo le motivazioni della sentenza per comprendere quali sono i comportamenti contestati.” E il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, afferma: “E’ una buona sentenza, adesso aspettiamo le motivazioni per una valutazione più approfondita. E’ un fatto di notevole gravità che un candidato a presidente della Regione Siciliana abbia avuto i voti da Cosa nostra, e che questo abbia giovato a Cosa nostra.”

Notizia Precendente

Agrigento, dibattito su Francesco Crispi al Cupa

Prossima Notizia

La Cisl e le "differenze della differenziata" tra Realmonte e Porto Empedocle