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Contrada racconta la perquisizione domiciliare subita

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Bruno Contrada, in occasione della conferenza stampa a Palermo organizzata per l’adesione al Partito Radicale, ha rivelato alcuni particolari relativi alla perquisizione domiciliare subita pochi giorni addietro, alle ore 4 della notte, nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Contrada ha raccontato: “La notte in cui ho subito la perquisizione, ho pensato di morire. Io ho due figli, uno è molto malato di cuore, e l’altro è al momento in vacanza all’estero con la sua famiglia. Quando ho sentito bussare in piena notte al citofono e ho sentito gridare ‘polizia’, il cuore ha iniziato a battere all’impazzata. Ero convinto che fosse successo qualcosa o ad Antonio o a Guido. Li ho fatti salire a casa e quando ho visto che si trattava di una perquisizione, mi sono sentito rinascere e ho ringraziato Dio che si trattava di questo. E’ da tener presente che le perquisizioni non possono essere effettuate dopo le 20 e prima delle 7 del mattino, a meno che non ricorrano esigenze urgenti. Si tratta di fatti di 40 anni fa, quindi non mi pare che fosse una cosa urgente”.

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