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Il fiuto del cash dog

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Se in inglese cane è dog, e cash è contanti, denaro contante, allora lui è un cash dog, un cane che non fiuta la droga ma che è addestrato a fiutare il denaro contante. Anche se, come secondo saggezza latina, “pecunia non olet”, il denaro non ha odore. Lui, il cane, il cash dog, è tra le mani affettuose del suo addestratore, che non è, come apparirebbe a molti agrigentini, Giovanni Panepinto, il politico di Bivona, ma è abbracciato da un agente della Guardia di Finanza di Caltanissetta che, davvero, è il sosia di Giovanni Panepinto ma, ovviamente, non è lui. E cash dog, il cane, tra i suoi artigli, ha tanto denaro contante, che ha appena fiutato e recuperato, rendendosi eroe e protagonista di un blitz del Gico, il Gruppo investigazione criminalità organizzata, delle Fiamme Gialle di Caltanissetta, che hanno operato tra il capoluogo nisseno, Enna e Milano. Su ordine della Procura presso la Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta è stato eseguito un decreto di sequestro per la successiva confisca emesso dal Tribunale di Enna. Nel mirino vi sono attività economiche, beni mobili e immobili, conti correnti postali e bancari di Felice Cannata, 57 anni, di Pietraperzia, in provincia di Enna, e di sei suoi familiari, alcuni dei quali nati e residenti non più in Sicilia ma nel Milanese, tra Cernusco sul Naviglio e Melzo. Felice Cannata è stato già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza nissena cosiddetta “Triskelion”. Lui, Cannata, sarebbe affiliato alla famiglia mafiosa di Pietraperzia, presunto incaricato a riciclare capitali illeciti in attività produttive nel Nord Italia, e in particolare nel settore della compravendita di automobili di grossa cilindrata. E in tale contesto, da imprenditore, ha subito una condanna per dichiarazione fraudolenta tramite uso di fatture per operazioni false o inesistenti. Nel dettaglio, al nucleo familiare dei Cannata sono stati sequestrati un’azienda agricola, un’impresa individuale, 182 ettari circa di terreno, 22 fabbricati e 11 beni mobili tra cui macchine agricole e mezzi di produzione. E poi 46 conti correnti e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di 10 milioni di euro circa. Alcune attività di sequestro sono state compiute nel corso di perquisizioni all’interno di immobili in uso ai Cannata, avvalendosi del prezioso contributo del cash dog, e del suo fiuto calamita del denaro contante.

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