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La crudeltà del destino (video)

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A Rosario Greco contestato anche un tentato omicidio che avrebbe commesso il 15 giugno. Se fosse stato arrestato, l’11 luglio i cugini di Vittoria non sarebbero morti.


Se lo scorso 15 giugno, il cliente di un bar ambulante, di 35 anni, che si presentò sanguinante al pronto soccorso dell’ospedale di Vittoria, avesse denunciato che la grave ferita subita non sarebbe stata accidentale, come lui ha dichiarato, ma provocata da un uomo che lo avrebbe accoltellato perché infastidito da un suo sguardo, il successivo 11 luglio, forse, ancora a Vittoria, nel centro storico, i cuginetti Alessio e Simone D’Antonio, di 11 e 12 anni, non sarebbero stati travolti e uccisi dal suv lanciato a folle velocità da Rosario Greco. Sì, perché, come adesso avrebbe accertato la Polizia, a scagliare la coltellata contro il cliente di un camioncino adibito a bar, intento a consumare un panino, sarebbe stato lo stesso Rosario Greco, ma nessuno telefonò alle forze dell’ordine o denunciò quanto accaduto, né la vittima che si recò da sola al pronto soccorso, né gli avventori dello stesso bar testimoni dell’aggressione, scatenata da un diverbio per uno “sguardo”, la classica frase “pomata” usata dagli attaccabrighe in Sicilia: “Chi sta’ taliannu” (che hai da guardare). Dopo lo sguardo, la discussione e la coltellata tutti sarebbero fuggiti dal bar. La Polizia si è insospettita, ha indagato, ha visionato i filmati della video-sorveglianza nella zona, e ha notificato a Rosario Greco, 37 anni, un altro ordine di arresto in carcere per tentato omicidio, firmato dal Tribunale di Ragusa, perché la coltellata che avrebbe inferto al 35enne, colpevole dello “sguardo di troppo”, avrebbe potuto ucciderlo. Il medico legale, di cui si sono avvalsi gli investigatori, ha confermato che il fendente sarebbe stato potenzialmente mortale. Rosario Greco è attualmente detenuto per duplice omicidio stradale e se già lo scorso 15 giugno, o poco dopo, fosse stato arrestato per il tentato omicidio, poi il destino crudele non lo avrebbe condotto l’11 luglio alla guida del suv, dopo avere bevuto birra e sniffato cocaina, a correre a velocità in uno degli stretti vicoli dove Alessio D’Antonio è morto sul colpo, e il cugino Simone dopo tre giorni di agonia in ospedale.

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