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“Arata – Nicastri”, giudizio immediato (video)

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Eolico e affari, la prova è evidente: disposto il giudizio immediato per Nicastri, Arata, i figli, e due dirigenti della Regione Siciliana imputati di corruzione. I dettagli.

Vito Nicastri e Paolo Arata

L’imprenditore trapanese, originario di Alcamo, Vito Nicastri, già “Re dell’eolico”, presunta “cassaforte” del boss Matteo Messina Denaro, e che adesso collabora con i magistrati della Procura di Palermo, ha appena confermato, in occasione di un apposito “incidente probatorio”, una tangente da 500mila euro destinata a dirigenti della Regione Siciliana per assecondare gli interessi imprenditoriali dello stesso Vito Nicastri, di suo figlio Manlio, dell’imprenditore genovese, ed ex socio in affari di Nicastri, Paolo Arata, e di suo figlio Francesco. Ebbene, la conferma da parte di Vito Nicastri della tangente è stata determinante a che la Procura di Palermo disponesse il giudizio immediato a carico degli imputati, tutti arrestati lo scorso 12 giugno per intestazione fittizia, corruzione e autoriciclaggio. “La prova è evidente”, secondo i magistrati inquirenti, e, pertanto, non è necessario il filtro intermedio dell’udienza innanzi al giudice per le udienze preliminari che avrebbe valutato e deciso, a sua volta, se rinviare a giudizio gli imputati. No, subito: giudizio immediato, in calendario il prossimo 18 dicembre. Più nel dettaglio, sono stati il sostituto procuratore, Gianluca De Leo, e il procuratore aggiunto, Paolo Guido, a ottenere dal giudice per le indagini preliminari, Guglielmo Nicastro, il giudizio immediato per Vito Nicastri, Manlio Nicastri, Paolo Arata e Francesco Arata. Insieme ai quattro saranno a processo anche i due dirigenti regionali presunti destinatari della tangente per lubrificare i progetti di Nicastri e di Arata, ossia il dirigente dell’assessorato regionale all’Energia, Alberto Tinnirello, e il funzionario Giacomo Causarano. Paolo Arata, impegnato come consulente della Lega nel settore delle energie alternative, è indagato anche dalla Procura della Repubblica di Roma perché avrebbe promesso una mazzetta da 30mila euro all’ex sottosegretario alle Infrastrutture della Lega, Armando Siri, per sostenere un emendamento, poi naufragato, che avrebbe dovuto sbloccare dei finanziamenti. In tale caso i magistrati sono alla ricerca di riscontri. Nell’ordinanza di custodia cautelare che lo scorso 12 giugno ha provocato gli arresti, i magistrati indaganti De Leo e Guido scrivono: “E’ emerso che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dallo stesso Arata, e di cui informava puntualmente Nicastri”. E la Procura di Palermo cita una intercettazione del 23 dicembre del 2017 in cui Vito Nicastri sollecita Paolo Arata affinchè il senatore e sottosegretario Armando Siri intervenisse a sostegno di una persona sponsorizzata dagli stessi Nicastri e Arata, che avrebbero anche tramato per candidare un uomo di fiducia nella lista della Lega alle successive elezioni Politiche del 4 marzo del 2018. Ancora intercettato, Paolo Arata, a Palermo, entrando negli uffici dell’assessorato regionale all’Energia, così si rivolge orgoglioso al figlio Francesco: “Questi qua sono stati tutti pagati”.

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