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“Borsellino quater”, iniziata la requisitoria (video)

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A Caltanissetta iniziata la requisitoria al processo d’Appello “Borsellino quater”. La Procuratore Generale, Lia Sava, anticipa: “Proporrò la conferma delle condanne”.

Lia Sava

A Caltanissetta al palazzo di giustizia la Procura Generale, tramite Lia Sava, ha intrapreso la requisitoria al processo d’Appello “Borsellino quater”, il quarto sulla strage di via D’Amelio, frutto delle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, della revisione e l’annullamento degli ergastoli ai condannati innocenti, e del depistaggio delle indagini. Lia Sava ha premesso che a conclusione del suo intervento invocherà la conferma delle condanne inflitte in primo grado dalla Corte d’Assise di Caltanissetta il 20 aprile del 2017: il carcere a vita ai boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, e poi 10 anni di reclusione ciascuno a Francesco Andriotta e Calogero Pulci, che sono i falsi pentiti sbugiardati da Gaspare Spatuzza, che ha smentito anche il più celebre Vincenzo Scarantino, per il quale il reato è stato dichiarato prescritto. Poi Lia Sava, nel corso delle prime battute della sua arringa accusatoria, così si è espressa: “La famiglia di Paolo Borsellino e i familiari dei poliziotti della scorta, i servitori dello Stato che sono stati trucidati in via D’Amelio, hanno il diritto di sapere e di comprendere fino in fondo come e perché si giunse alla stagione delle stragi, anche al fine di cercare di lenire un dolore mai sopito, ma che addirittura si amplifica di fronte agli assordanti silenzi sia all’interno di Cosa nostra che all’interno di altri e più differenti contesti. Il nostro Ufficio della Procura Generale è fortemente convinto che la completa verità sulla strage di via D’Amelio potrà essere raggiunta solo mettendo insieme elementi che provengano da direzioni e da contesti investigativi diversificati che dovranno essere letti in chiave unitaria e supportati, si spera, da sopravvenute fonti dichiarative e dalle risultanze di ulteriori accertamenti anche di carattere tecnico- scientifico. I magistrati devono continuare a raccogliere prove certe di responsabilità penali che consentano di addivenire a sentenze definitive di condanna per tutti coloro, anche in ipotesi esterni a Cosa nostra, che possano avere concorso, a qualunque titolo, e per qualsivoglia scopo, alla realizzazione della strage di via D’Amelio e che, successivamente ai tragici eventi, possano avere mosso i fili, in maniera da determinare il colossale depistaggio delle relative indagini. I cittadini, anche i più giovani, quelli che nel 1992 non erano nemmeno nati, hanno il diritto di interrogarsi e di discutere, in ogni sede, in ordine a quel tragico capitolo della nostra storia, chiedendo a gran voce risposte chiare e coerenti. L’Italia, dunque, ha estremo bisogno di conoscere ogni frammento del contesto, delle causali, degli autori delle stragi. Tocca ai magistrati l’arduo compito di acquisire, a distanza di numerosi anni, ulteriori elementi per la ricostruzione completa della dinamica della strage di via D’Amelio che presenta, ancora oggi, punti drammaticamente irrisolti”.

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