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Due anni di “rifiuti” in Sicilia (video)

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Consuntivo in prospettiva di Musumeci dei due anni di governo nel settore rifiuti. “Superare l’emergenza. 60% di impianti pubblici. Nessun pregiudizio sui termovalorizzatori”.

Il presidente della Regione interviene nell’ambito del tiro incrociato sui rifiuti in corso in Sicilia tra indagini e processi alla Procura di Palermo, audizioni in Commissione antimafia e testimonianze eccellenti da parte, tra gli altri, di assessori regionali in carica. Nello Musumeci in conferenza a Catania insiste sulla necessità di rendere sempre più pubblico ciò che finora è stato privato. E le sue parole sono: “Dobbiamo levare il monopolio, o l’oligopolio, ai privati, che possono e debbono continuare a lavorare, ma il pubblico deve essere prevalente. Se tutto ciò fosse stato predisposto già 10 o 20 anni fa, oggi non saremmo in queste condizioni”. Poi Musumeci si rammarica rassegnato sui tempi di attuazione dei suoi propositi, ovvero la costruzione degli impianti pubblici di conferimento, trattamento e smaltimento dei rifiuti. E le sue parole sono: “Il tempo è un nemico, tanto quanto la mafia. Stiamo agendo con procedure ordinarie, e non ci vorranno 6 anni, come già avvenuto. Invece pensiamo di realizzarli in 3 anni. Ma le procedure sono estenuanti nelle attese. Abbiamo concluso le discariche di Gela e di Enna. Adesso lavoriamo all’ampliamento della settima vasca di Bellolampo, ed agli impianti di Melilli, Castellana Sicula, Vittoria, Casteltermini, Trapani Nord e Sud, Ravanusa, Sciacca, Castelvetrano e Calatafimi Segesta”. Poi Musumeci interviene nel merito dei termovalorizzatori, di cui sono dotate tutte le regioni di Italia tranne la Sicilia. Lui non è contrario. E le sue parole sono: “Non ho pregiudizio alcuno. In Sicilia sono previsti due termovalorizzatori nelle osservazioni del ministero dell’Ambiente. Se ce li chiedono li prevederemo nel piano dei rifiuti”. Poi Musumeci traccia un bilancio consuntivo dei due anni di governo nel settore dei rifiuti, dal dicembre 2017, ovvero dall’insediamento, al dicembre 2019. E le sue parole sono: “L’emergenza che abbiamo conosciuto quando ci siamo insediati non c’è più. Peraltro è stata una emergenza risalente a quando presidente della Regione è stato Angelo Capodicasa, e Claudio Fava era il segretario regionale del suo partito. A quell’epoca sono state utilizzate le procedure d’emergenza, mantenute poi per 20 anni. Adesso bisogna superare le pratiche dell’emergenza, perché in suo nome si è consentito tutto e il contrario di tutto”. E poi, volgendosi in prospettiva, Musumeci afferma: “L’obiettivo della Regione è di arrivare al 60% di impianti pubblici e 40% privati. I privati invece attualmente trattano il 70% dei rifiuti in Sicilia. Inoltre, con gli interventi attuati, la differenziata è passata dal 16% a oltre il 40%, nonostante a Catania e Palermo sia intorno al 16-17%. Questo significa che negli impianti privati arrivano meno rifiuti, grazie all’azione dei sindaci e a ordinanze restrittive emesse dalla Regione. E fermo restando che i nostri compiti sono vigilanza e pianificazione, mentre spettano ai Comuni la raccolta e lo smaltimento. Infine, il nostro governo ha evitato di mandare all’estero un solo chilogrammo di spazzatura, come previsto dal piano del governo nazionale nel dicembre 2017, i cui costi sarebbero stati pagati dai cittadini. Roma, governata dal Movimento 5 Stelle, manda fuori regione 200mila tonnellate di rifiuti all’anno, ma la città rimane sommersa dalla spazzatura”.

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