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Mannino catapultato in Cassazione (video)

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La Cassazione dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso presentato dalla Procura Generale di Palermo contro l’assoluzione di Mannino al processo “Trattativa”. I dettagli.


La Procura Generale di Palermo non getta la spugna. L’ex ministro democristiano, Calogero Mannino, è stato assolto in primo e in secondo grado al processo stralcio sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi. Tuttavia i procuratori generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte si pronuncerà sull’ammissibilità. Mannino, giudicato in abbreviato, è stato assolto dalla giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Marina Petruzzella, il 4 novembre del 2015. E poi la sentenza di assoluzione è stata confermata il 22 luglio scorso dalla Corte d’Appello di Palermo presieduta da Adriana Piras con giudice a latere Massimo Corleo e relatrice Maria Elena Gamberini. Le motivazioni sono state depositate, e in oltre mille pagine i giudici hanno letteralmente picconato la tesi accusatoria. In estrema sintesi: Calogero Mannino non solo non ha commesso il fatto, ma è proprio il fatto stesso a non essere mai avvenuto. Secondo la Procura di Palermo, l’iniziativa dei Carabinieri del Ros di dialogare con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, non sarebbe stata, come sostenuto dagli stessi Carabinieri, autonoma e frutto della volontà investigativa di catturare i latitanti mafiosi. Tale iniziativa, invece, sarebbe stata indotta da Mannino il quale avrebbe temuto per la propria vita a fronte della vendetta che sarebbe stata ordita dalla mafia per non avere lui, Mannino, rispettato i patti e per l’esito disastroso, per la mafia, del maxiprocesso in Cassazione. Tale trattativa sarebbe sfociata nella presentazione da parte di Riina del famigerato “papello” di richieste allo Stato. Ebbene, i giudici della Corte d’Appello, motivando la sentenza d’assoluzione, hanno del tutto ribaltato tale tesi, e in sentenza hanno ritenuto che nel 1992, nel periodo successivo all’omicidio di Salvo Lima (12 marzo) e alla strage di Capaci (23 maggio), i Carabinieri del Ros, il capitano De Donno e il colonnello Mori, si rivolsero al politico mafioso corleonese Vito Ciancimino, storicamente in rapporti e affari con Riina e Provenzano. E De Donno e Mori proposero a Ciancimino una interlocuzione diretta alla cattura dei latitanti, e ciò senza alcuna concessione o compromesso con la mafia. Tale colloquio con Vito Ciancimino fu una spontanea e autonoma iniziativa dei Carabinieri del Ros, che poi si interruppe venendo meno le condizioni in premessa. Secondo i giudici che hanno assolto Mannino, dei contatti tra i Carabinieri del Ros e Vito Ciancimino ne sono stati a conoscenza, tra gli altri, Paolo Borsellino, la dirigente al ministero della Giustizia, Liliana Ferraro, e Luciano Violante. E nel 1993 ne fu a conoscenza anche la Procura di Palermo. A margine del ricorso in Cassazione contro l’assoluzione di Calogero Mannino, l’avvocato Rosalba Di Gregorio ha commentato: “Legittimo il ricorso in Cassazione, ma nessuno venga più a parlare di processi lunghi, di eliminazione di gradi di giudizio e altre baggianate simili. O vogliamo dire che i tre gradi sono solo prerogativa dell’accusa e fanno perdere tempo e denaro solo se li fa la difesa?”.

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