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Giuseppe Alletto su esperienza Lombardia covid 19

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Dal medico agrigentino Giuseppe Alletto riceviamo e pubblichiamo una lettera indirizzata al presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza:

EGR. Presidente regione Sicilia On. Nello Musumeci
EGR. Assessore alla Salute On. Ruggero Razza

Io, dottor Giuseppe Alletto, cittadino siciliano, chirurgo ospedaliero in pensione, residente ad Agrigento, attualmente domiciliato a Milano, desidero chiedere alle S.l.I. in indirizzo, la carità di ascoltare queste poche righe, consapevole che le nostre strutture sanitarie mal sopporterebbero un carico di ricoveri nel caso di diffusione dell’infezione da Covid-19.
Sicuramente loro avranno seguito le vicende lombarde, segnatamente in ordine: Codogno, Lodi e Bergamo; tutti e tre ospedali generali monoblocco, che hanno accolto i pazienti infettati. Al di là dei cosiddetti protocolli di accesso per pazienti infettati, la cui diagnosi veniva effettuata con il paziente ospedalizzato e spesso già in trattamento intensivo, fatemi passare un modo di dire: i buoi erano già fuori dalla stalla. Parafrasando: il virus si era sparso per tutto l’ospedale, dove vi sono degenti di tutte le specialità. Bisogna aggiungere che al sovraccarico di richieste ad alta specialità, ha inciso non poco l’impianto centralizzato di climatizzazione, che come loro ben sanno non ha filtri epa capaci di essere barriera alle dimensioni virali nel caso specifico Covid-19 0,004/0,125 micron.
Gli ospedali che hanno potuto gestire meglio questa emergenza, sono state le strutture dotate di padiglioni separati. Ciò ha permesso attraverso un filtro esterno di contenere e governare la diffusione dell’infezione.
L’esperienza, anche se di altri, può tornare utile specialmente se si è consapevoli di non potere sopportare il carico e sono sufficienti accorgimenti che hanno dimostrato di contenere la diffusione, ma ancor di più di ridurre il tasso di mortalità.
Alla luce di queste piccole considerazioni, Vi supplico, per il bene che volete dei nostri concittadini, non fate gli stessi errori.
Identificate strutture ospedaliere da potere destinare in via esclusiva al trattamento di questi pazienti. Non conosco altre realtà se non quella di Agrigento. L’ospedale di Agrigento essendo un monoblocco, sarebbe un disastro;
Ribera ad es. è un ospedale con impianti adeguati la cui sala operatoria nuova, non svolge più attività chirurgica, pertanto ha gli impianti utilizzabili per la terapia intensiva rianimatoria. Obiezione, non ci sono rianimatori: si distaccano da altri servizi territoriali e si crea l’unità di crisi, naturalmente, spostando i degenti presso altri presidi. Mi scuso se mi sono permesso di dare suggerimenti, è l’amore per la mia terra e la vita che ho vissuto nelle sale operatorie della mia provincia per più di 20 anni.
Permettermi di allegarVi una brevissima intervista dell’ex direttore sanitario della Asl di Bergamo, non offendeteVi, ci aiuta a capire alcuni passaggi:
https://www.linkiesta.it/2020/03/lex-direttore-sanitario-spiega-che-cosa-e-successo-a-bergamo-e-a-codogno/

Grazie della Vs attenzione e del Vs tempo, ma Vi supplico fate tesoro degli errori, certamente non voluti, degli altri ed evitate un disastro annunciato.

Con stima e apprezzamento per ciò che riuscite a fare per la nostra amara, ma amata e bella terra.
Giuseppe Alletto

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