Rivelazioni scioccanti dell’ ex Commissario dello Stato. Da 7 anni alla Regione previsioni di entrate gonfiate. Gli interventi di Aronica e Mammano. E Baccei pronto a bloccare la spesa. L’ assessore regionale all’ Economia, Alessandro Baccei, intervenendo in occasione dell’ approvazione della manovra di assestamento del bilancio, ha appena annunciato all’ Assemblea regionale che è molto probabile che nel mese di novembre sarà bloccata la spesa della Regione almeno fino alla conclusione del 2015. Baccei rivendica di essere stato il primo a denunciare le entrate gonfiate che sono inferiori alle previsioni, e poi che “lui non è siciliano, in Sicilia non conosce nessuno”, “e – citando testualmente le sue parole – non assumo impegni se so di non poterli mantenere”. In verità, prima dell’ assessore Baccei, 7 anni addietro le stesse denunce sono state lanciate dal Commissario dello Stato, adesso cancellato forse perché troppo scomodo anche se nulla è cambiato perché adesso è il governo nazionale che impugna direttamente le leggi della Sicilia, come già accaduto per le riforme di appalti e province. Lei, Esther Mammano, capo di gabinetto dell’ufficio del commissario dello Stato, che fino a dieci mesi addietro ha svolto il controllo preventivo delle leggi approvate dall’Assemblea regionale siciliana, ricorda : “Nel 2008 abbiamo messo in guardia la Regione sui conti, sostenendo che bisognava intervenire sulla struttura della spesa, perché la Regione spendeva più di quanto incassava con le entrate, e lo faceva con artefici contabili. C’è voluto del tempo perché si acquisisse la consapevolezza che bisogna equilibrare il bilancio. L’allora governo Lombardo, con l’assessore Armao, finanziava misure sull’Irap utilizzando il fondo per il riequilibrio dei residui attivi, che sono crediti non esigibili o difficilmente esigibili. Lo stesso fondo fu istituito dall’ex assessore al Bilancio Franco Piro, e poi nel tempo è stato svuotato, aggravando la situazione finanziaria della Regione. Dunque, segnalammo la questione con una impugnativa, e la Corte dei Conti accese i fari sulla massa di residui attivi, che raggiunse l’esorbitante somma di circa 15 miliardi di euro, drogando il bilancio per anni”. E il prefetto Carmelo Aronica, già Commissario dello Stato, rincara la dose : “Nella politica non c’era la consapevolezza della grave situazione finanziaria della Regione Sicilia. Ogniqualvolta ci trovavamo di fronte a una norma di spesa ponevamo sempre la stessa domanda al ragioniere generale di turno della Regione: quanti soldi avete in cassa ? E la cassa era quasi sempre in rosso. So bene che facevo da parafulmine per qualcuno” – sottolinea Aronica, riferendosi alle tante leggi approvate all’ Assemblea regionale nonostante i deputati sapessero della mancanza della copertura finanziaria e che la norma sarebbe stata poi impugnata dal Commissario dello Stato.

 

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